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3 aprile 2025

Pit Beirer furioso dopo la mandrakata di Marquez e il caos di Austin. E sulla crisi KTM? BMW ha già “raccolto” un pezzo arancione (sogni o segnali di MotoGP?)

  • di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

3 aprile 2025

La MotoGP è un circo dove i domatori indossano divise colorate e i leoni ringhiano con il gas aperto. A Austin, però, è stato il tendone a rischiare di crollare: pioggia, restart contestato e una KTM che – tra crisi finanziarie, decisioni arbitrali discutibili e voci di mercato su Pedro Acosta – sembra aver perso il gusto dello spettacolo. Pit Beirer, che ha già i suoi guai con cui fare i conti, sfoga la sua rabbia da manager trasformato in giudice dei giudici, mentre la BMW, in attesa di “raccogliere i cocci”, gioca a scacchi con i pezzi “già caduti”: Alex Hofmann, ex volto arancione, ora sfoggia il bianco e il blu. E suona tanto di manifesto programmatico…
Pit Beirer furioso dopo la mandrakata di Marquez e il caos di Austin. E sulla crisi KTM? BMW ha già “raccolto” un pezzo arancione (sogni o segnali di MotoGP?)

Il Gran Premio delle Americhe verrà ricordato in casa KTM come il giorno in cui il regolamento è evaporato insieme all’acqua sul tracciato. Brad Binder e Enea Bastianini, tra intuito e disperazione, avevano scommesso, insieme a un Ai Ogura che ha già detto cosa pensa in quattro sole parole, sulle slick mentre il resto del paddock si affidava ancora alle gomme da bagnato. Intuizione, la loro, resa inutile prima dalla “mandrakata di Marc Marquez” e poi dal fischietto della direzione gara: restart totale, azzeramento del vantaggio, rabbia. Beirer, ex campione nell’off road con il soprannome di “mastino”, abituato a lottare contro il fango, la gravità e il destino che non perdona mai, questa volta ha trovato un avversario più insidioso: il buonsenso. Sì, Pit Beirer s’è arrabbiato di brutto. “Se nove piloti escono dalla griglia, le regole sono chiare: penalità e partenza dai box – ha detto -  Invece qui si è scelto l’equivoco, la decisione metà e metà per non generare malcontento”.

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Parole forti, le sue, che probabilmente arrivano come sfogo dopo un periodo in cui l’ex crossista ha dovuto far fronte a tutto davvero, tra la crisi finanziaria di KTM, le voci di addio alla MotoGP, i risultati che non sono subito arrivati e, adesso, pure le voci sul possibile addio di Pedro Acosta. Con la decisione della Race Direction che è diventata una sorta di “appiglio esterno” per arrabbiarsi di più e potersi sfogare. “In questa MotoGP ci sono regole e penalità per ogni cosa – ha aggiunto Beirer – ti penalizzano anche se sbagli la taglia o il colore dei pantaloni, poi però succede lo stesso ciò che è successo a Austin”. E’ chiaro che se si fosse osservato il regolamento per KTM, pur restando tutti i problemi della RC16, Austin avrebbe potuto trasformarsi nel teatro di una vittoria, con Beirer che, però, non si nasconde dietro la giustificazione del restart e ammette che bisognerà lavorare tanto. “Protestare – ha detto – serve fino a un certo punto. Noi dobbiamo migliorare”. Ma non sarà facile nel contesto aziendale in cui il reparto racing della casa austriaca si trova a dover operare.

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Un post condiviso da Alex Hofmann (@alexhofmann66)

La crisi di Mattighofen, come è noto, non è solo tecnica e, anzi, la MotoGP è la parte sana e che si salva. Numeri da brividi: 2 miliardi di debiti, produzione ferma fino a poche settimane fa, licenziamenti. Il piano di salvataggio prevede pagamenti ai creditori entro maggio, ma il vento delle difficoltà ha spazzato via pezzi pregiati in nome del contenimento dei costi. L’ultimo in ordine di tempo?  Alex Hofmann – storico collaudatore e ambasciatore del brand – che ha postato su Instagram una foto in sella a una BMW M1000RR con una didascalia sibillina: “Due bavaresi che si capiscono”. Potrebbe essere l’anteprima di una rivoluzione o addirittura un manifesto programmatico. 

Perché Hofmann non è un pilota qualsiasi: è la memoria tecnica della KTM, l’uomo che ha plasmato le prime moto da GP. Il suo passaggio alla BMW accende i riflettori sulle ambizioni del gigante di Monaco, che vuole provare a sbarcare nel Motomondiale entro il 2027, magari proprio raccogliendo i cocci (ammesso che ci saranno mai davvero) della KTM e con Hoffman come direttore sportivo.  La BMW prepara l’assalto? Forse sì e Hofmann potrebbe essere solo il primo tassello. Con KTM che, almeno in questa fase, ha solo una strada: tornare a essere competitiva e vincere, dimostrando agli investitori che il progetto MotoGP può essere una risorsa invece che uno spreco di denaro.  A Losail, in una pista che può essere favorevole alle caratteristiche della RC16 e dove qualcuno che in KTM non è forse abbastanza considerato ha già vinto, ci sarà solo un obiettivo da inseguire, magari spostando le attenzioni dai "pupilli" e puntando sulle solide realtà.

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