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Sinner e il doping, parla la Wada: “Altro che nessuna colpa, squalifica per il caso Clostebol”. E sulla sentenza del Tas di Losanna su Jannik...

  • di Giulia Sorrentino Giulia Sorrentino

13 febbraio 2025

Sinner e il doping, parla la Wada: “Altro che nessuna colpa, squalifica per il caso Clostebol”. E sulla sentenza del Tas di Losanna su Jannik...
Il destino di Jannik Sinner dipende dal verdetto del Tas di Losanna. Il numero uno al mondo, assolto dall’Itia per la positività al Clostebol, ora rischia dopo l’appello della Wada, che chiede una squalifica fino a due anni. Perché l’Agenzia mondiale antidoping non accetta la sentenza iniziale? A parlarne è il loro portavoce James Fitzgerald: “La conclusione di ‘nessuna colpa o negligenza’ non è corretta”. Poi avverte: le regole sull’antidoping potrebbero cambiare, e non necessariamente in favore degli atleti…

di Giulia Sorrentino Giulia Sorrentino

Il destino di Jannik Sinner resta sospeso tra il campo e i tribunali. Il numero uno al mondo, fresco vincitore degli Australian Open, attende il verdetto del Tas di Losanna sull’appello presentato dalla Wada contro l’assoluzione dell’Itia. Il nodo della questione? Il Clostebol e la decisione iniziale che ha scagionato l’altoatesino da qualsiasi colpa. Ma per l’Agenzia mondiale antidoping, quella sentenza non è accettabile. Lo ribadisce chiaramente James Fitzgerald, portavoce della Wada, che in un’intervista a La Stampa ha confermato la posizione dell’agenzia: “La Wada ritiene che la conclusione di ‘nessuna colpa o negligenza’ non fosse corretta secondo le norme correnti, e chiede un periodo di sospensione compreso tra uno e due anni”. Il caso è ora nelle mani del Tribunale Arbitrale dello Sport, e fino alla sentenza finale, nessun ulteriore commento sarà rilasciato. Fitzgerald ha affrontato anche il tema della complessità delle norme antidoping, sottolineando che il sistema è in continua evoluzione: “Negli ultimi 20 anni, il Codice mondiale antidoping ha protetto lo sport pulito in tutti i paesi. È stato rivisto tre volte e un’altra revisione dovrebbe concludersi entro la fine dell’anno”.

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Il dibattito sui livelli di tolleranza per le sostanze a basso dosaggio, come nel caso Sinner, resta aperto: “La questione della possibile contaminazione è reale e la Wada se ne sta occupando. Nel corso degli anni, i limiti minimi di segnalazione per varie sostanze sono stati adeguati per garantire equità agli atleti che ingeriscono involontariamente una sostanza proibita, e insieme protezione da chi vorrebbe imbrogliare”. Una revisione del Codice mondiale antidoping è già in corso, ma Fitzgerald frena sugli entusiasmi di chi si aspetta modifiche imminenti: “Non è possibile dire quali norme, se ce ne sono, potrebbero essere modificate”. Un altro punto cruciale toccato dalla Wada riguarda l’uso di sostanze a basso dosaggio per mascherare l’assunzione di doping. “Alcune sostanze possono essere assunte con questo scopo. La classe degli agenti mascheranti include principalmente diuretici, probenecid, espansori del plasma e altre sostanze chimicamente simili che modificano l’escrezione urinaria o nascondono la presenza di agenti dopanti”. La Wada difende anche il principio della responsabilità oggettiva degli atleti: “Senza questo principio, non ci sarebbe alcun antidoping e i dopati vincerebbero. Se un atleta positivo a una sostanza proibita non dovesse spiegare da dove proviene o come è entrata nel suo organismo, sarebbe troppo facile per chi ha imbrogliato sfuggire a sanzioni”.

Jannik Sinner e il caso Clostebol
Jannik Sinner e il caso Clostebol

La battaglia per uno sport pulito, secondo Fitzgerald, non si ferma mai: “Il programma antidoping diventa ogni anno più solido ed efficace. Tuttavia, non possiamo adagiarci sugli allori e dobbiamo sempre stare in guardia”. E per farlo, la Wada punta su nuove tecnologie e collaborazioni: “Dobbiamo continuare a sviluppare nuovi metodi di test, espandere il programma di ricerca scientifica, investire in migliori informazioni e indagini, sviluppare il passaporto biologico dell’atleta e saperne di più sull'intelligenza artificiale e su come sfruttarla per il bene dello sport pulito”. Il caso Sinner, dunque, non è solo una vicenda isolata, ma potrebbe diventare un precedente chiave nella gestione dei casi di contaminazione involontaria. Il Tas di Losanna si esprimerà tra il 16 e il 17 aprile. Se la Wada dovesse vincere il ricorso, Jannik rischierebbe una sospensione che lo terrebbe lontano dai campi per un periodo compreso tra uno e due anni. Una decisione che potrebbe stravolgere non solo la sua carriera, ma l’intero panorama del tennis mondiale.

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