Un'app che facilmente può diventare hub. La Netflix italiana voluta dal ministro della Difesa Guido Crosetto è un progetto senza dubbio ambizioso. La notizia l’ha data il Fatto Quotidiano, i dettagli dell’impresa sono chiariti nell’avviso esplorativo per “l’affidamento della licenza d’uso e di sfruttamento commerciale del Brand ‘Zona Militare Club’, ai fini della realizzazione e gestione di una Piattaforma Tv/Ott dedicata al mondo della difesa”. Si cercano privati disposti a occuparsi della “progettazione, realizzazione, sviluppo tecnologico, gestione operativa, aggiornamento, manutenzione e monetizzazione della Piattaforma” che dovrebbe essere “fruibile su connected tv, web, desktop e mobile, con contenuti live e on demand”. Un modello che si finanzierebbe con abbonamenti, sponsorizzazioni, pubblicità. Previsti anche degli sconti per il personale militare. L’idea alla base del progetto è l’impiego del materiale già esistente e dei contenuti originali per “rendere totalmente trasparente la Difesa” (parole di Crosetto). Su Wired è stata pubblicata una nota del Ministero in cui viene ribadito che la piattaforma “ha la mission di valorizzare gli asset delle Forze armate. Basti pensare a temi come l'energia con i tanti impianti realizzati; la cultura con le decine di musei e i percorsi storici in tutta Italia; l'immobiliare con i palazzi pregiati, i fari, i castelli, gli arsenali; lo sport con i celebrati gruppi sportivi militari e le varie iniziative organizzate, nazionali ed internazionali; ma anche i brand, i loghi nonché le produzioni televisive e cinematografiche”.
La Difesa ha bisogno di contenuti. È tornato il tempo degli eserciti e delle sparate (pericolose) sul nucleare. L’era dei servizi segreti invece è sempre stata presente. E anche di servizi ora si parla insistentemente. È la guerra che si combatte dietro alle linee del fronte. Alessandro Tonda, già regista de Il Nibbio su Nicola Calipari, è stato scelto per il film Linea di difesa – Gaza prodotto da Rai Cinema e Masi Film (in collaborazione con Hbo Max) sull’operazione dell’intelligence italiana, delle forze speciali e dell’unità di crisi della Farnesina per l’evacuazione di un ospedale in terra palestinese bombardato da Israele. Nel cast presenti Sara Serraiocco, Stefano Accorsi e Vinicio Marchioni. L’ad di Rai Cinema, Paolo Del Brocco, ha parlato di “una collaborazione tra cinema e istituzioni dello Stato per raccontare il lavoro silenzioso di chi opera nelle aree di crisi. Il dialogo con gli enti coinvolti ha permesso di costruire un racconto autentico, che restituisce la complessità delle operazioni umanitarie e il senso profondo della cooperazione tra apparati civili e militari”. Un’opera che “mette al centro il valore della vita e il coraggio di chi opera in scenari estremi. Crediamo che questo film possa parlare a un pubblico ampio, riuscendo a costruire una storia dal forte impatto emotivo e civile”. Al di là del particolare impegno del ministero della Difesa - con il governo che avrebbe comunque continuato anche nel 2025 ad esportare armamenti verso Israele e ora, parallelamente, mostra il lato “necessario” dell’intervento italiano a Gaza - c’è una questione di politica culturale che si intreccia con questa storia.
Il mandato di Paolo Del Brocco, a capo di Rai Cinema da sedici anni, scade a maggio 2026. È tempo di campagna elettorale nel mondo della cultura. L’idea di supportare un film come Linea di difesa appare particolarmente adatta alla volontà espressa da Crosetto di esaltare il ruolo del Ministero nella vita pubblico. Comunione d’intenti e tempismo. Che Del Brocco voglia una riconferma (magari per tre anni, non solo di uno) non è un mistero. Negli scorsi mesi altri nomi erano circolati, su tutti Angelo Mellone, direttore del day time Rai, il quale ci dicono che adesso sarebbe più defilato. Ma niente può essere escluso: sono meccanismi che dipendono dall’influenza interna guadagnata, è difficile individuare una logica. I papabili quindi sono tanti.