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Elogio del popolo interista

Moreno Pisto

4 maggio 2026

Per come ci siamo stretti intorno a Bastoni. Per come avevamo finito la scorsa stagione e iniziato questa. Per come ci siamo uniti e ritrovati. Elogio di un popolo. Il popolo nerazzurro

Foto: Ciro Palomba

Fratelli nerazzurri, ricordatevi da dove siamo partiti. Siamo partiti dal sogno di un secondo triplete naufragato in modo imbarazzante, un derby perso male in Coppa Italia, un campionato perso di un punto per decisioni arbitrali che definire dubbie è poco, una drammatica finale di Champions League di cui un giorno forse - forse - verrà raccontata la vera storia. Siamo partiti da un mister che veniva vissuto come un piano b, con sole 13 panchine in Serie A ma un grande, grandissimo, spessore umano dimostrato sin dalla prima conferenza stampa. Quello spessore che ci ha permesso di masticare merda e di digerirla. E dalla merda, non lo scopriamo certo adesso, nascono i fiori. Ricordarsi da dove si è partiti è l'unico modo per rendere onore a chi vogliamo essere. E noi quest'anno abbiamo dimostrato di essere più che mai un popolo, che ha trovato in Chivu il suo capo, e da popolo unito ci siamo comportati. Allo stadio, per esempio, in quel San Siro che presto non ci sarà più dove curva e gli altri settori, insieme, hanno cantato per la squadra come non si vedeva da tempo, e anche questo è un mezzo miracolo se pensiamo a come ci eravamo lasciati la scorsa stagione, con i gruppi ultras falcidiati dalle inchieste e le black list stilate dalla magistratura. Ma soprattutto il popolo che siamo lo abbiamo dimostrato con Alessandro Bastoni. Il nostro Alessandro Bastoni, additato, massacrato, fischiato, offeso manco fosse un assassino di bambini. Ci siamo stretti intorno a lui, lo abbiamo difeso, applaudito, incitato, e siamo stati pronti a batterci per lui in ogni luogo, in ogni bar, in ogni posto ci fosse qualcuno pronto ad attaccarlo come fanno le grandi famiglie quando c'è da proteggere uno dei propri figli. Ed è per questo che ci meritiamo un elogio. Per la fede.

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La fede è qualcosa che ti permette di crederci sempre. E crederci è il primo requisito per vincere. La fede è qualcosa che ti fa andare oltre. Oltre al pensiero che il calcio, e in particolare il calcio italiano, è uno schifo: le scommesse ovunque, il nuovo scandalo arbitri, le scuole calcio trasformate in società per azioni, le plusvalenze, la Figc in mano ai clan. Passateci voi, dall'umiliazione col Psg, dall'amarezza per come si sono comportati gli Inzaghi (Simone e il figlio Tommaso). E dalle due sconfitte nelle prime tre partite di questo campionato. A proposito, negli ultimi mesi ho sentito ripetere troppe volte che Chivu non è un allenatore da grande squadra perché ha perso gli scontri diretti ed è uscito troppo presto dalla Champions. Bene, sarete tutti fenomeni, ma a uno che è al primo anno in una grande squadra e che al primo anno devasta i Conte, gli Allegri e i Gasperini un margine di miglioramento, almeno uno, glielo vogliamo concedere? Uno dico, almeno uno. O siete già tutti nati perfetti? Chivu, vedrete, farà la storia di questo club più di quella che ha già fatto. E vi dico un'altra cosa: ricordatevi del Bodo Glimt. Perché anche quella eliminazione è stata una partenza, ma ce ne renderemo conto più avanti. Perché ci sono due cose che non puoi fottere mai: il tempo e il percorso. Intanto godiamoci questa vittoria. Poi, prendiamoci il tempo e continuiamo il percorso. Avanti popolo nerazzurro. Questo momento è per noi. Per tutte le volte che ci abbiamo creduto e non ci siamo arrivati. Per tutte le volte che ci abbiamo creduto e ce l'abbiamo fatta.

https://open.spotify.com/show/5T9xxCp5taZVjub6B8YF56

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Ciro Palomba

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