Nel catalogo di Amazon Prime Video ci sono tutti i titoli più importanti dell’autunno e dell’inverno cinematografici appena conclusi: Nosferatu, The Substance, Anora, Giurato numero 2, A Complete Unknown. Tutti, ovviamente, a pagamento. In top five dei film più visti in Italia, invece, c’è Holland di Mimi Cave. I protagonisti sono Nicole Kidman, Gael García Bernal e Matthew Macfadyen. Insomma, tre con una filmografia notevole alle spalle. Il meno noto, Macfadyen, è in una serie del livello di Succession. Le aspettative sono legittimamente alte. Nancy Vandergroot, interpretata da Kidman, è una maestra della scuola di Holland, tranquilla cittadina del Michigan. È sposata con Fred Vandergroot (Macfadyen), oculista e colonna della comunità. Una coppia lineare, che vive una vita altrettanto ordinaria. L’unico elemento dissonante è il rapporto tra Nancy e il collega Dave Delgado (García Bernal), insegnante messicano guardato storto da alcuni cittadini per le sue origini. Siamo nei primi anni Duemila. È l’utopia della provincia americana, integra e senza peccato. Almeno superficialmente. Nancy, però, ha degli incubi. La sua vita riflette la staticità dei pupazzi con cui suo marito e il figlio Harry giocano. Qualcosa non quadra. Come mai Fred va così di frequente in viaggio per lavoro? Davvero un oculista deve assentarsi per così tanti giorni? C’è un’altra? Oppure l’uomo nasconde un segreto?


L’ambientazione è quella di tanti film già visti. Naturale vederci qualcosa della realtà artificiale di The Truman Show, ma anche The Village. E la regista sembra voler giocare con la figura di Nicole Kidman (che è anche produttrice) e alcuni suoi importanti ruoli del passato (magari un richiamo a Dogville, capolavoro Dogma di Lars Von Trier? Forse un accenno a Shining in un paio di scene?). La prima parte è una commedia persino godibile, con Kidman e Garcìa Bernal nelle vesti di due impacciati amanti, incapaci di fare il passo decisivo per cambiare le loro vite. Dopo poco, però, si capisce che le idee non sono chiare. Qualche tema buttato lì, su tutti il razzismo e il suprematismo dei cittadini di Holland, ma anche l’emarginazione (lo studente con il padre violento che si rifugia nella scuola e nel suo insegnate – lo stesso Dave/Bernal). Poi, superata la metà, solo grande confusione. I toni da thriller si accentuano, la doppia vita di Fred diventa il punto cardine. Troppi passaggi di trama lasciati fuori campo con la scusa dell’impostazione fantastica. Sembra che la firma autoriale dei registi contemporanei debba passare quasi necessariamente (con alcune eccezioni) dalla violenza e dal sangue. E anche in Holland se ne vede parecchio. Qualche sequenza è ben fatta, ma se l’aspirazione è da horror A24 (la casa di produzione preferita, appunto, per i nuovi autori dell’horror) allora siamo lontani. L’impressione è che due film diversi siano stati appiccicati a forza insieme. L’obiettivo era probabilmente mettere in primo piano l’ambiguità della famiglia tipo americana, che ora con i social è diventata evidente, ma che ha radici più profonde, e non a caso la storia è ambientata nell’era pre-smartphone. Di tutto, però, c’è solo un accenno, mentre sono veramente tanti – ripetiamo - i pezzi di storia tralasciati. I film più interessanti su Prime Video sono quelli appena usciti dalle sale: il problema è il costo. Guardando i titoli come Holland, però, siamo tentati di lasciar perdere l’abbonamento per lo streaming. Erano meglio i film, insomma. Però quelli al cinema.

