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Lo chef Paolo Cappuccio è la nuova egemonia culturale in cucina? “Ho tatuato svastica e Mussolini, per me è un gesto di ribellione. Perché avere Che Guevara fa figo e questo no?” E asfalta Masterchef…

  • di Riccardo Canaletti Riccardo Canaletti

9 luglio 2025

Lo chef Paolo Cappuccio è la nuova egemonia culturale in cucina? “Ho tatuato svastica e Mussolini, per me è un gesto di ribellione. Perché avere Che Guevara fa figo e questo no?” E asfalta Masterchef…
La storia secondo Paolo Cappuccio, chef stellato che per l’hotel in trentino cercava 4 persona da inserire in organico, purché né comunista né con condotte sessuali malate (tutti hanno pensato agli omosessuali, lui dice che si riferiva ai pedofili…). Secondo il cuoco Mussolini ha fatto cose buone, “poi si è alleato con Hitler e ha sbagliato”: Per questo motivo ha dei tatuaggi fascisti. Ma se i nazisti, a differenza dei fascisti, sono un problema, perché si vanta del tatuaggio di una svastica? Rilascia interviste e non si pente: è questa la nuova egemonia culturale?

di Riccardo Canaletti Riccardo Canaletti

Paolo Cappuccio, chef stellato e consulente gastronomico, continua a far discutere per le sue dichiarazioni e per un annuncio di lavoro pubblicato su Facebook e poi rimosso. Nessuna intenzione di ritrattare, nessun cambio di rotta: “Ho tatuato Mussolini e la svastica per me è un gesto di ribellione e protesta”, ha detto intervenendo alla trasmissione La Zanzara su Radio 24. Lo stesso concetto lo ha ripetuto in un’intervista a Il Giornale, uscita oggi, 9 luglio.

L’annuncio rimosso cercava personale per un hotel in Val di Fassa: un executive chef, tre capi partita, un pasticcere. Nel testo, però, si invitavano a non candidarsi “comunisti e fancazzisti”, “masterchef del caz*o” e persone “con problematiche di alcol, droga e orientamento sessuale”. L’ultima espressione ha attirato critiche e segnalazioni alle associazioni, tra cui Arcigay, che ha annunciato di “valutare un’azione legale”.

I tatuaggi di chef Paolo Cappuccio
I tatuaggi di chef Paolo Cappuccio

Cappuccio difende la sua scelta: “Sotto la divisa non si vede”, dice riferendosi alla svastica tatuata. “Quando sarà illegale la falce e martello allora la toglierò. Poi non capisco perché Che Guevara fa figo e la svastica no?”. Sul personale, ripete che non vuole “comunisti e fancazzisti”, anche se, in radio, modifica i termini: “Struscia ciabatte”. Su Mussolini, lo chef afferma: “Ha fatto tante cose buone, poi si è alleato a Hitler e ha sbagliato”. E aggiunge: “Ci hanno detto che la rovina del mondo erano Mussolini, poi il Fuhrer e per finire, Berlusconi. Ora che non ci sono più tutti e tre, stiamo meglio?”.

Riguardo al passaggio sull’orientamento sessuale, cerca una precisazione: “Mi pento solo di aver leso la sensibilità di gay e lesbiche che non avevo comunque tirato in ballo”. Poi tenta di spiegare: “Sono stato frainteso – dice a La Zanzara – mi riferivo a chi ha un orientamento sessuale rivolto a minori come mi è successo recentemente. Ho scoperto che un mio dipendente era un pedofilo e mi ha talmente segnato da non riuscire nemmeno ad ipotizzare un’altra presenza del genere”.

Il posto di Paolo Cappuccio che ha fatto scoppiare il caso
Il posto di Paolo Cappuccio che ha fatto scoppiare il caso

Non mancano critiche anche al mondo del lavoro: “Siamo schiavi dei dipendenti – dichiara a Il Giornale – sono diventati i padroni, ci ricattano. Non posso riprenderli per un errore che si mettono in malattia o, se minaccio di licenziarli, loro replicano che dovrò comunque pagarli per tutta la stagione”.

Nel mirino anche Masterchef: “È stata la rovina dei cuochi. Se partecipi a quella trasmissione, non diventi uno chef. Quella è fiction, televisione e non c’entra nulla con il lavoro reale, la gavetta, l’esperienza, il sacrificio”.

Nel suo passato, molte collaborazioni in ristoranti italiani, tra cui Officina 2.0 di Milano e il Bencò di Roma. Tra questi, anche La Casa degli Spiriti di Costermano, sul lago di Garda, dove lavorò anni fa come executive chef. La proprietà ha preso le distanze: “Giudichiamo queste affermazioni discriminatorie e inaccettabili – si legge in un comunicato – diametralmente opposte ai valori della nostra realtà, sia ieri che oggi. La sua opinione è da ritenersi del tutto autonoma, estranea alla nostra attività e contraria alla nostra etica”.

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