Il Movimento 5 Stelle ha presentato un’interrogazione parlamentare per il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi in seguito alla decisione del Viminale di bloccare le trasferte per tutti i tifosi di Roma, Fiorentina, Lazio e Napoli fino a fine stagione. Carolina Morace, ex attaccante della Nazionale femminile di calcio ed eurodeputata M5S, ci ha detto che questo “è un provvedimento che non è normale in uno Stato di diritto”. Una scelta, quella del governo, che “è una scorciatoia”. E sulla direzione dello sport, nel contesto del mondo in guerra: “Sabalenka e Svitolina che non si stringono la mano agli Australian Open è una ferita profonda”.
Onorevole Morace, bastano gli eventi delle ultime settimane per giustificare il provvedimento del Viminale?
È una decisione assolutamente eccessiva che colpisce in maniera indiscriminata chiunque. Meno di un tifoso su diecimila viene arrestato per motivi legati o connessi al calcio. È un modo per nascondere delle lacune e l’incapacità di punire i reali responsabili. In uno Stato di diritto dovrebbe essere normale. La punizione collettiva, al contrario, non è dovrebbe esistere.
Il garantismo è tema caro alla destra. In questo caso sembra venire meno.
Lo vediamo tutti i giorni come interpretano le leggi. Anche il diritto internazionale ormai viene utilizzato con doppi standard inaccettabili. Punire tutti invece di individuare e sanzionare i veri responsabili è un ulteriore danno. Non possiamo colpire un’intera comunità di tifosi. Così priviamo loro della libertà di muoversi, di andare in trasferta, di seguire la propria squadra del cuore. Credo che il punto, però, sia la mancanza di competenza.
Sono scene già viste in passato, quando lo scontro tra ultras e Stato era ancora più violento.
In questo caso non parlerei nemmeno di ultras perché anche qui rischiamo di generalizzare. Ci sono molti ultras che hanno un codice di comportamento e che rispettano le regole. Si tratta di prevenire e limitare episodi come quelli visti sull’A1. Il daspo è uno strumento rapido ed efficace, ma la sanzione generalizzata è una scelta di comodo che certamente non risolve il problema.
I club cosa devono fare?
Le società devono collaborare, ma anche loro non possono sostituirsi allo Stato. Sono le istituzioni a dover garantire lo svolgimento di una manifestazione senza intoppi. I club da tutto questo subiscono un danno d'immagine, sportivo ed economico. Vanno tutelati, certo, ma togliere la passione ai tifosi è ingiusto. Ci sono già dei costi elevatissimi per le famiglie che vogliono portare i figli a fare sport, gli abbonamenti televisivi sono altrettanto dispendiosi. Sono tutti fattori che allontanano dallo sport. Impedire alle persone di vedere una partita dal vivo è l’ennesimo colpo alla cultura sportiva.
Crede che sia necessario rivedere qualcosa anche nella giustizia sportiva, che tende a sanzionare le società per le colpe di pochi?
È fondamentale la scelta dei mediatori tra tifoserie e società. Servono le persone giuste.
Parlando delle curve di Milano sono emerse delle criticità rispetto alla funzione di queste figure.
Nella mia esperienza sono tanti gli ultras rispettosi, con un codice di comportamento e valori. Dobbiamo dare importanza a quel ruolo, scegliendo persone con il giusto carisma. Magari un ex giocatore. Ovviamente non basta metterci un campione per risolvere tutti i problemi. È l’inizio di una strategia.
Alternative concrete a un provvedimento generalizzato?
Controlli mirati, identificazione preventiva di persone o di gruppi che possono essere a rischio e una pianificazione anticipata delle trasferte. È fondamentale il coordinamento delle Prefetture. C’è poi il tema culturale spesso evocato in queste situazioni. Io sono cresciuta nello sport, quindi sono sempre stata abituata a rispettare delle regole. Ma se lo sport diventa una cosa per pochi allora nascono i problemi. Sicurezza è una parola usata molto dalla destra. A questo punto, forse, quasi conviene mantenere questo caos. Altrimenti non saprebbero più quale adottare come cavallo di battaglia.
Il prossimo banco di prova saranno le Olimpiadi.
La confusione è già sotto gli occhi di tutti. L’Ice prima non c’è, poi c’è, ma solo per svolgere funzioni di controllo. Un altro caso in cui il governo italiano dimostra il vassallaggio agli Stati Uniti, in un momento in cui viene addirittura paventata l’ipotesi di impeachment per Donald Trump.
Anche il Ministro Salvini ha parlato del blocco alle trasferte. Ha detto cose molto simili a quelle che ha appena detto lei.
Il suo governo ha avallato questa scelta, dunque quella del Ministro si riduce a semplice propaganda. È un po' quello che è successo con il Mercosur (Mercato comune del Sud, un blocco commerciale sudamericano, ndr) in Europa: la presidente Meloni ha dato pare positivo all'accordo, mentre la Lega in sede parlamentare ha votato sì per l’invio alla Corte di giustizia del testo per la verifica della legalità. Ci vuole un po' di coerenza e non mi sembra che Salvini sia credibile da questo punto di vista.
Ancora la Lega aveva presentato un'interrogazione dopo gli scontri di Bologna: è proprio sulla sicurezza che questo governo trova le maggiori divisioni?
Quelle più gravi riguardano la politica estera, ma anche internamente il governo sembra confuso. Ancora una volta preferisce inseguire le emergenze con divieti, annunci e propaganda, senza strategia. La sicurezza richiede programmazione. La via scelta dal Viminale invece è una scorciatoia.
A Bologna si è posto il tema se sia accettabile o no ospitare una squadra israeliana con un genocidio in corso. Oggi vediamo che agli Australian Open Sabalenka e Svitolina, un’atleta bielorussa e una ucraina, non si sono strette la mano. Verso che direzione sta andando lo sport?
Questa per me è una ferita profonda, veramente una grandissima delusione. Lo sport, come la cultura, se costruiscono muri ammettono il loro fallimento. Nello sport si dovrebbero esprimere valori universali, il rispetto dell'avversario e dei propri limiti. L'avversario non è un nemico da annientare, ma un rivale da battere con mezzi leciti. Ci sono decine di conflitti in corso, non ci sono guerre giuste e guerre sbagliate. Anche qui, purtroppo, il doppio standard pesa.