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24 gennaio 2025

Crisi KTM: i debiti crescono e Stefan Pierer si è dimesso. Ma attenzione: non è l’unica cosa buona che ha fatto…

  • di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

24 gennaio 2025

I numeri parlano chiaro: la situazione di KTM è disperata, probabilmente più di quanto considerato fino a ora. Però qualcosa di muove e anche le dimissioni di Stefan Pierer, che qualcuno ha definito “sorprendenti”, sono il segnale di un passaggio a una “fase 2”. L’azienda, ora, è nelle mani di Gottfried Neumeister e il Governo austriaco, le banche e gran parte dei creditori hanno già cambiato atteggiamento ora che Pierer ha “consegnato la sua testa” (e avviato trattative importanti)
Crisi KTM: i debiti crescono e Stefan Pierer si è dimesso. Ma attenzione: non è l’unica cosa buona che ha fatto…

Stefan Pierer si è dimesso. Chi parla di colpo di scena inatteso non conosce le ultime vicende di casa KTM, non sfoglia i quotidiani austriaci e, soprattutto, non legge neanche MOW. Perché, di fatto, l’avevamo detto, pur senza poterlo dire fino in fondo. Tanto che più di recente siamo ricorsi alla metafora di Capitan Uncino che sente la sveglia per provare a anticipare una notizia che era nell’aria e che, questo sì che è un colpo di scena, è arrivata con circa 48 ore di anticipo. L’uomo che ha trasformato KTM in un colosso del motociclismo ha deciso di fare (simbolicamente, ndr) un passo indietro, cedendo la presidenza a Gottfried Neumeister, suo braccio destro e uomo che gli è rimasto vicino anche quando vicino a Pierer non voleva starci più nessuno. Sia inteso: il manager Pierer ha sbagliato tutto quello che si poteva sbagliare negli ultimissimi anni, ma l’uomo Pierer sta facendo tutti i passi che deve fare. E, probabilmente, non senza sofferenza per come sta finendo la storia e il rimorso per aver sottovalutato una serie di segnali.

https://mowmag.com/?nl=1

Il cambio al vertice non rappresenta solo la fine di un'era o un passaggio doveroso, visto che non è escluso che Pierer finisca pure formalmente indagato dall’autorità giudiziaria, ma anche l'inizio di una nuova fase cruciale per un'azienda che si trova a navigare in acque tempestose e che per cominciare davvero doveva partire da ciò che sia il Governo austriaco, sia le banche e gran parte dei creditori chiedevano ormai da un mese senza mezzi termini. La testa di Pierer, appunto. Tanto che oggi c’è chi dice che il manager austriaco avrebbe dovuto farlo prima. Ma è una affermazione basata su rancore e rabbia piuttosto che sulla concreta analisi della situazione reale. Perché, pur non volendo di certo vestire i panni degli avvocati difensori, prima di consegnare la sua testa Pierer ha voluto provare a sistemare un po’ le cose. E sembra anche esserci riuscito. "KTM – ha dichiarato prima di congedarsi - è più di un'azienda; è una missione. Lasciare il timone non è stato semplice, ma Neumeister è la persona giusta per condurci nel futuro".

La crisi che ha travolto KTM AG si manifesta in numeri impietosi: una flessione delle vendite del 29% nel 2024 e una perdita stimata di altri 300 milioni di euro e debiti che, quindi, sono ulteriormente saliti rispetto al dichiarato. Tuttavia, mentre la tempesta imperversa, si intravede una luce. Durante l'udienza a Ried im Innkreis, l'amministratore della ristrutturazione, Peter Vogl, ha rivelato l'esistenza di 23 potenziali investitori pronti a fornire il sostegno necessario per risollevare il marchio e che potrebbero mettere sul piatto anche qualche centinaio di milioni di euro in più rispetto ai circa 600 milioni che servirebbero nell’immediato. Chi li ha trovati? Proprio Stefan Pierer insieme allo stesso Neumeister (MOW l’aveva raccontato qui). Tra questi ci sono Bajaj e CFMOTO, che si distinguono come i più probabili salvatori. Bajaj, già partner affidabile, è pronto a investire fino a 300 milioni di euro, mentre CFMOTO, con un'offerta che potrebbe oscillare tra i 350 e i 700 milioni di euro, guarda addirittura a una posizione di maggioranza. Questi investimenti non solo prometterebbero di stabilizzare finanziariamente KTM, ma aprirebbero nuove prospettive di crescita sui mercati asiatici e oltre. Anche se, di contro, rischiando di tradursi in ulteriori tagli in Europa e delocalizzazioni impietose.

Beirer Pierer
Stefan Pierer con Pit Beirer

Sarà proprio ciò che Neumeister dovrà cercare di evitare, magari con l’aiuto del Governo austriaco che, adesso che la figura scomoda di Pierer è messa da parte, è pronto a metterci la faccia e probabilmente anche un bel po’ di soldi pubblici. Neumeister, con un curriculum importante che include la fondazione della compagnia aerea “flyniki” con Niki Lauda e una lunga esperienza nel management, è chiamato a guidare KTM attraverso questa transizione complessa. La sua nomina è vista come un segnale di continuità e allo stesso tempo innovazione, elementi chiave per affrontare le sfide future. Evitando gli errori del passato, ormai già ampiamente noti. In questo scenario, grazie a un piano in 100 punti studiato da Pit Beirer (sì, MOW aveva già parlato anche di questo) i progetti nel motorsport, in particolare il programma MotoGP, anche se con lo sviluppo del prototipo della RC16 per ora bloccato e significative riduzioni negli investimenti. La base è buona e anche RedBull, in attesa di nuovi investitori, è pronta a dare una mano.

La strada verso la ripresa non sarà facile. La ristrutturazione interna, con la riduzione del sovraccarico di magazzino e l'ottimizzazione dei costi, rappresenta un primo passo che muove anche dagli impressionanti sconti sulle moto disponibili in magazzino che i concessionari KTM stanno già proponendo, ma molto resta da fare. Con la nuova leadership, il supporto di investitori fiduciosi e una chiara visione strategica emersa anche dall’assemblea che si è tenuta oggi, si respira un nuovo, anche se timidissimo, ottimismo. E anche le azioni in borsa sono tornate a salire leggermente. Non si può dimenticare, però, che la sfida sarà realmente vinta non solo facendo bene in MotoGP, salvando il salvabile e tornando a vendere moto, ma garantendo nuovamente anche l’ultimo posto di lavoro bruciato in questi mesi e scongiurando ulteriori chiusure di aziende collegate e fornitori, oltre le delocalizzazioni.

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Gottfried Neumeister e Stefan Pierer

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