“The emperor is naked”: l’imperatore, nemmeno il re, è nudo. Il presidente della Uefa, Aleksandr Ceferin, solo poche settimane fa diceva questo, senza citarlo, di Gianni Infantino. Il numero uno della Fifa è sotto attacco per aver tentato di “vendere il calcio”, attraverso l’operazione Fifa Forward Enterprise e la cessione dei diritti commerciali del Mondiale per 20 miliardi e la partecipazione del 20% a Thrive Capita, fondata da Joshua Kushner, fratello del genero di Donald Trump. E ogni settimana escono notizie che lo riguardano: l’ultima, quella sui presunti compensi extra, 1,3 milioni di sterline incassati al di fuori dello stipendio da presidente Fifa nel 2024, riconducibili pare alla società statunitense FWC2026 che ha organizzato l’ultimo Mondiale. Notizie che arrivano in un momento politico ben preciso: entro il 18 novembre, infatti, devono presentarsi i possibili candidati alle elezioni di marzo 2027 per sostituire proprio Infantino alla guida della Fifa. Siamo in campagna elettorale. Candidati, per ora, ce n’ò solo uno, l’ex Tottenham Ramon Vega, che però ha poche chance. Ma specialmente sui quotidiani inglesi, su tutti Guardian e Telegraph, fonti vicine alla Uefa e agli ambienti delle istituzioni calcistiche europee garantiscono che un candidato si troverà. I tempi sono volutamente stretti. L’impressione è che il nome verrà fatto a ridosso del 18 novembre, così da lasciare meno tempo alla Fifa e a Infantino per mettersi di traverso. Se Gianni dicesse “no” la sua mania da imperatore risulterebbe a quel punto ancora più chiara, si rivelerebbe davvero “l’antidemocratico” che per molti è. Ieri 15 ottobre Infantino ha chiesto ufficialmente scusa al Consiglio della Fifa per aver portato avanti sottotraccia il Football Forward Enterprise. Ha chiesto scusa e poi ha presentato in 30 minuti, insieme a due legali statunitensi, le sue ragioni con delle slide. Non abbastanza, comunque. Debbie Hewitt, della Federcalcio inglese, ha detto che se Infantino “non risponde alle domande” poste a proposito del progetto, allora “è inadeguato a fare il presidente”. Stessa cosa ribadita da Bernd Neuendorf: “L’intera amministrazione deve essere riformata e l’intero sistema di governance deve essere riformato”, ma “non è possibile con Gianni come responsabile della Fifa. Quindi, a mio avviso, abbiamo bisogno di un riavvio completo, un riavvio politico delle persone che rappresentano la Fifa”. È stato invece rinviato l’esame di una modifica alle norme disciplinari che avrebbe eliminato la possibilità di annullare le squalifiche conseguenti a un’espulsione diretta, iter partito dopo l’affaire Balogun. Infantino si è impegnato a dare ulteriori informazioni al Consiglio previsto a Doha il 16 dicembre. Nel frattempo, un nome nuovo si farà.
Arsene Wenger, ex allenatore dell’Arsenal
È un candidato solo possibile, ancora non confermato. Un’indiscrezione della Bbc. Ma Arsene Wenger è l’alternativa “di classe” all’attuale presidenza. Ex allenatore dell’Arsenal con cui ha vinto tre Premier League tra cui la cavalcata degli “invincibili” nel 2003-2004, padre calcistico della leggenda Thierry Henry, capace di portare in finale di Champions i Gunners nel 2006, battuti dal Barcellona di Ronaldinho e Frank Rijkaard. Wenger sul campo ha portato stile assoluto ed è già uomo di istituzioni: dal 2019, infatti, è responsabile dello sviluppo del calcio globale. Conosce meccanismi, potrebbe avere sostegno dagli europei, i veri rivali di Infantino. Quest’estate, dopo il caso Balogun e il progetto FFE fallito, ha espresso contrarietà all’azione di Gianni. Ma va detto che è stato il primo caso di aperta opposizione all’attuale presidente. Una storia, la sua, fatta di vicinanza alla Fifa più che di lotta. Ma l’abbiamo detto: gli europei e Ceferin spingono per un cambio ai vertici.
Il problema: il consenso di Infantino
Nasser al Khelaifi è stato un altro nome accostato alla campagna elettorale che sta per partire, ma il presidente del Psg ha subito allontanato le voci: lui, per ora, non sfiderà Infantino. Potrà piuttosto occuparsi di guidare un nuovo corpo interno al Consiglio composto dai club di tutto il mondo, non sono Uefa. Ma per l’ufficio più prestigioso Fifa no, non s’ha da fare. Ed è importante trovare un nome forte, che faccia della trasparenza economica (al Khelaifi forse anche per questo, visto lo scandalo City, si tiene alla larga da candidature) il punto fermo della nuova politica Fifa. Wenger dovrebbe fare dei passi decisi in questo senso, diventando garante di una rinnovata chiarezza, non solo quindi occupandosi “di campo”. Anche perché Infantino proprio grazie alla sua capacità di tessere rapporti ha costruito il suo potere: sono tante le federazioni che sotto la sua gestione hanno avuto più soldi. Gianni ha saputo attrarre a sé federazioni lontane dall’Europa, allargando il numero di squadre coinvolte nella Coppa del Mondo e spingendo per le edizioni in Qatar, la prossima in Portogallo Spagna e Marocco e quella del 2034 in Arabia Saudita, terra di bin Salman, con cui ha buoni rapporti anche al di là del calcio. Infatti, dicono sempre voci interpellate in questi giorni dai quotidiani inglesi, Infantino ha i voti. L’ultima mossa, approvata dal Consiglio di ieri, riguarda la distribuzione di 3,5 miliardi, 25 milioni a federazione nel quadriennio, di riserve Fifa alle 211 componenti. È stata la grande forza di Infantino: attrarre consenso e numeri.
Rimane vero che Ceferin, il presidente della Concacaf, Victor Montagliani, e Salman bin Al Khalifa della Confederazione Asiatica (nonché vicepresidente del Consiglio Fifa) sono ormai lontani da Gianni e potrebbero costruire intorno a lui una cortina in grado di isolarlo. Difficilmente verranno perdonate le sue carezze a Donald Trump, destinatario del Fifa Peace Prize, il Nobel del calcio istituito “ad hoc” senza il consenso di nessuno. Un’iniziativa di Infantino che potrebbe restare un unicum: pare che, stando a quanto sostenuto ancora dal Guardian, il premio non verrà confermato o quantomeno depoliticizzato (per statuto la Fifa deve essere neutrale). Anche questo verrà deciso il 16 dicembre. Assalti frontali alla presidenza di Infantino sembrano imminenti. Da capire chi guiderà l’opposizione.