L'assist ce lo ha fatto lui: Federico Lucia. Inseguito dall’inviato della trasmissione Lo Stato delle cose, di Massimo Giletti, ha urlato: “Adesso che ci sono altri rapper indagati per risse fate sei mesi di inchiesta anche per loro oppure no?”. Cosa intende Fedez? Fa riferimento a Tony Effe, indagato per una rissa di due anni fa al Sanctuary in Costa Smeralda, altra storia dove rapper e frange di ultras dimostrano il loro legame sistemico (e non casuale o di circostanza)? Probabile. Ma la parola “altri” ci ha indicato anche una strada, per ora poco battuta, che vale la pena percorrere, per fare dei ragionamenti e porsi qualche domanda. Perché se è vero che Federico ha sicuramente cercato di coinvolgere il suo amico Luca Lucci (ora in carcere, nell'ultima udienza del processo ha ammesso di fare i soldi con la droga e non in curva) in alcuni affari con la bibita Boem e la gestione dell'Old Fashion, ci sono le intercettazioni a dimostrarlo, è altrettanto vero che questi affari poi non si sono concretizzati, tant'è che Federico non è indagato. C'è un terreno però sul quale Fedez e Lucci si sono trovati e hanno creato occasioni di business, seppur indirettamente. Ed è seguendo questa strada che si arriva agli “altri” che interessano a noi: società quotate in borsa, con un codice etico facilmente recuperabile online, aziende leader nel settore musicale non coinvolte in alcun modo nell'inchiesta Doppia Curva, ma su cui, ripetiamo, un ragionamento va fatto e a cui, ripetiamo, qualche domanda va posta. Ok. Cominciamo.


Vivo Concerti, la Why Event e le serate in Calabria
Seguiteci. La gestione degli eventi di Fedez è prerogativa di Vivo Concerti. Per un live in Calabria del rapper, però, la gestione sarebbe stata affidata alla Why Event. Lo abbiamo già scritto diverse volte. Com’è possibile? La tappa di Fedez a Roccella Jonica poi è saltata, per malattia del rapper, ma altre date, di altri artisti nel roster di Vivo, sono state fatte. Sulla pagina Instagram di Why Event, infatti, troviamo i post dei concerti di Anna e Lazza. La prima si è esibita al White Different Club di Corigliano Calabro; il secondo, invece, al Copacabana beach Club di Gioia Tauro. Guarda caso entrambe le location sono state citate dalla Procura di Milano come obiettivi di Luca Lucci e del suo fedelissimo Islam Hagag, un personaggio fondamentale in questa storia (e di cui vi abbiamo parlato a proposito del pesatggio di Motta Visconti). Prima domanda a cui bisogna rispondere: cos’è la Why Event? Enrico Lupino de Lo Stato delle cose ha realizzato un servizio nel luogo dove avrebbe avuto sede la società. Chi lavora nell’edificio racconta: “Non ci sono mai stati fisicamente qua, non li abbiamo mai visti”. E ancora: “L’operatività che c’era qui dentro era assolutamente diversa da quella di un’azienda di eventi. Facevano siti 3D”. Anche guardando la loro pagina social ci si accorge di qualcosa di strano: ci sono solo sei post e qualche centinaio di follower. Per un’impresa che organizza serate con artisti come Fedez sono pochi. Ufficialmente le amministratrici sono le mogli di Lucci, il capo della curva Sud, e di Matteo Norrito, uomo del tifo interista. E le attività svolte, dice chi lavora lì accanto, erano diverse da quelle per cui la società era stata fondata. Seguendo poi quanto scritto nelle carte dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla Procura di Milano, sembra che il business dei concerti poggiasse sulle conoscenze di Hagag, esterno – almeno formalmente – alla Why Event e ora in carcere per l’inchiesta Doppia Curva. Ancora a Lo Stato delle cose, Enrico Lupino aveva intervistato un imprenditore con diversi anni di esperienza alle spalle nel settore eventi: “Alex Cologno (il nome d’arte di Hagag, ndr) mi chiamava dalla mattina alla sera. Io mi scontravo con queste persone, non dico che ero una vittima ma quasi”. Infatti, “questi (gli ultras del Milan, ndr) volevano prendersi il mercato”. Provavano a scavalcare la sua figura? “Volevano arrivare al cliente finale”. I nomi che facevano, dice la fonte, erano sempre i soliti: Fedez, Lazza e Emis Killa. Com’è possibile che Vivo Concerti abbia lasciato che fosse una realtà simile a occuparsi della data a Roccella Jonica di Fedez? E ancora: Vivo poteva davvero non sapere con chi si stava interfacciando? Il nome a cui prestare attenzione per capire l’intreccio lo abbiamo già citato: si tratta di Matteo Norrito.


Clemente Zard e il gotha dell’industria musicale
Il nome chiave è il suo perché Matteo Norrito è la guardia del corpo di Clemente Zard, il Ceo di Vivo Concerti. I due si conoscono molto bene. Ecco perché Zard decide di affidare eventi importanti alla Why Event. Su questo non ci sono dubbi, altrimenti la società riconducibile a Norrito e Lucci non avrebbe potuto organizzare in Calabria quei live. Ma fermiamoci un secondo. Vivo Concerti nasce nel 2011 come controllata di Warner Music Italia. Nel 2016 entra l’attuale Ceo, che è figlio di Davide Zard, tra i più grandi promoter della storia del nostro Paese. Uno che ha portato in Italia artisti come David Bowie, Lou Reed e Michael Jackson. Ma chi è Clemente Zard? Chi lo conosce bene lo descrive come uno con un carattere difficile, molto irascibile e con una grande considerazione di sé. Lo si vede poco, gira in moto e fa serata solo con gli artisti che nel frattempo sono diventati suoi amici. Nel roster di Vivo Concerti che Zard ha contribuito a costruire si segnalano artisti come Anna (un’altra di quelle che si è esibita in Calabria grazie alla Why Event e che ha appena vinto il premio Donna dell’anno ai Billboard Woman), Articolo 31, Benji & Fede, Brunori Sas e Club Dogo. Ci sono anche Emis Killa, Fedez e Lazza. Nell’aprile del 2018, la maggioranza delle quote di Vivo passa nelle mani di una controllata di Cts Eventim, uno dei più grandi gruppi al mondo per la vendita online di biglietti e la promozione e l’organizzazione di eventi musicali. Il Sole 24 Ore, in un articolo del marzo 2019, ricorda come Eventim nel 2018 abbia generato “qualcosa come 1,2 miliardi di ricavi, vendendo 280 milioni di biglietti”. Nel 2019, la controllata di Cts, Eventim Live, riunisce le sue 26 società europee e, scrive ancora Il Sole, crea “un network che ogni anno organizza 27 festival, qualcosa come 5mila eventi live per 10 milioni di spettatori in dieci paesi ogni anno”. Il network comprende la piattaforma Ticketone, leader di mercato nel settore ticketing, Vivo Concerti e Friends & Partners (F&P), quest’ultima fondata da Ferdinando Salzano e ora amministrata dalla moglie, Barbara Zaggia. Nel 2022 Vivo e F&P danno vita a una media company, Friends & Vivo Multimedia. L’incarico di amministratore va a Marco Pontini, ex vicepresidente di Radio Italia. Friends & Vivo ed Eventim Live, Ferdinando Salzano, Barbara Zaggia e Clemente Zard: stiamo parlando di pesi massimi dell’industria musicale. Società con fatturati enormi, di proprietà di una multinazionale quotata in borsa, con un codice etico ben preciso. Ritorniamo alla stessa questione: colossi del genere avrebbero davvero lasciato che Zard e Vivo Concerti “appaltassero” alla Why Event gli eventi in Calabria di Fedez e degli altri artisti?

Il Codice Etico di Vivo Concerti
Può o non può Vivo Concerti lasciare la gestione degli eventi alla Why Event, dietro alla quale si muovevano ultras indagati e condannati per reati gravissimi? Deve o non deve prendere le distanze da una società che di fatto affidava l’organizzazione a Islam Hagag, coinvolto nel pestaggio di Motta Visconti? Per rispondere abbiamo letto il documento - disponibile sul sito di Vivo - che recita: “La Società crede nel valore del lavoro e considera la legalità, la correttezza e la trasparenza dell’agire presupposti imprescindibili per il raggiungimento dei propri obiettivi economici, produttivi e sociali”. E poco dopo: “La Società opera nel rigoroso rispetto della legge e si adopera affinché tutto il personale agisca in tale senso: le persone devono tenere un comportamento conforme alla legge, quali che siano il contesto e le attività svolte ed i luoghi in cui esse operano”. Questo vale sia per i dipendenti, sia per “qualsiasi altro soggetto che possa agire in nome e per conto della Società, sia direttamente che indirettamente, stabilmente o temporaneamente, o coloro i quali instaurano rapporti o relazioni con la Società ed operano per perseguirne gli obiettivi”. Vivo, dunque, avrebbe dovuto assicurarsi che la società riconducibile agli ultrà svolgesse il lavoro nel rispetto di tutte le norme e che i professionisti che ne fanno parte avessero un profilo compatibile con i principi etici stabiliti. Abbiamo già detto che i mariti delle amministratrici, Lucci e Norrito, sono in carcere con accuse pesanti. L’ultrà interista era parte della curva Nord, su cui pende l’ipotesi dell’associazione a delinquere con l’aggravante del metodo mafioso. Il Toro della Sud, invece, sarebbe il mandante del tentato di omicidio di Enzo Anghinelli. Il suo reale business, come ha ammesso in aula, era la droga: Lucci era infatti ai vertici di un’organizzazione finalizzata al traffico di stupefacenti, capace di far entrare in Italia tonnellate di hashish provenienti dall’estero. Roba che non c’entra, potrebbe dire qualcuno, con la credibilità della Why Event, che formalmente è in mano alle mogli dei due tifosi. Nell’ordinanza della Procura, però, c’è scritto qualcosa di diverso: “Dalle indagini tecniche sono emerse le ambizioni imprenditoriali di Lucci: il suo ruolo di capo della Curva Sud gli ha consentito di tessere, soprattutto con noti artisti italiani (Fedez, Emis Killa, Lazza, Tony Effe, Cancun, Guè Pequeno), relazioni di carattere lavorativo nel settore musicale: ciò gli ha consentito di aumentare, in maniera esponenziale, e con pochissimi controlli, i propri guadagni, avviando preliminari accordi tesi a gestire i concerti di tali artisti, sia sul territorio nazionale”. Era il Toro, nell’ipotesi degli inquirenti, a guadagnarci, risultando pienamente coinvolto nelle attività della Why Event, al di là dell’intestazione alla moglie. “Con pochissimi controlli”, scrivono gli investigatori. Ma cosa significa? Il riferimento è probabilmente all’attività della spalla di Lucci in questo business: il fedelissimo Hagag, a cui abbiamo già accennato, e che ha dimostrato di sapersi muovere in Calabria, gestendo relazioni con persone di peso.

Il contesto e i legami tra gli ultras e la Calabria
Luca Lucci avrebbe fatto leva “sull'intraprendenza del suo fedelissimo Hagag Islam, già in contatto con alcuni imprenditori operativi nel settore, molti dei quali di origine calabrese”. Tra questi si cita Giovanni Galluzzo, figlio di Laura Procopio, arrestata nel novembre del 2022 per traffico di stupefacenti. Laura è cugina di Antonio Procopio, arresto nella medesima indagine perché ritenuto vicino alla ‘ndrangheta di Rho. “Le attività tecniche hanno documentato come, nel recente periodo, a tessere i rapporti con Galluzzo sia stato l'indagato Hagag Islam, tant'è che il suo nome è comparso sul sito Ticketone.it in qualità di organizzatore del concerto di Fedez previsto per il 6.8.2024 al ‘Calura’ di Roccella Jonica e di tutti gli altri eventi previsti in quel locale nel mese di agosto”. Per le serate dell’ex marito di Chiara Ferragni, quindi, serviva passare da Hagag? Quest’ultimo avrebbe potuto battere la concorrenza grazie alla buona parola di uno che conta in Calabria: “Però sai, per sicurezza comunque Ciccio gli ha detto: mi raccomando di non mettere i bastoni tra le ruote...di qua e di là, e buona. Basta. E poi gli han detto: Ormai hanno l'accordo... e loro gli hanno detto: ormai hanno l'accordo con Roccella”, dice l’ultrà in un’intercettazione. “Ciccio” sarebbe Francesco Barbaro, figlio di Rocco, uno tra i mafiosi più potenti del nord Italia (la famiglia Barbaro è legata – come abbiamo scritto in questo articolo – al clan Papalìa, anch’esso attivo in Lombardia). Francesco è latitante da dicembre dello scorso anno, dopo le accuse di traffico internazionale di stupefacenti che lo hanno raggiunto. È grazie all’intermediazione di Ciccio Barbaro che gli ultras sono riusciti ad allargare il proprio business? Inoltre, la Procura riporta un’altra conversazione tra Hagag e un amico, Gabriele Valerio, mentre il primo si trova in comune a Roccella per definire le esibizioni dei “suoi” artisti “previo accordo con la classe politica locale”: “Sono in comune adesso. Se il sindaco gli dà l’ok, facciamo tutto a Roccella. Roccella è una bella piazza”. Sempre sulla pagina social della Why Event, poi, ci sono due post relativi alle date di Fedez a Porto Rotondo e al Twiga di Montecarlo. Sul poster ci sono i loghi di entrambe le società, la Why Event e Vivo Concerti. Lucci e Hagag, quindi, sarebbero i veri protagonisti degli affari nel settore musicale. E le loro manovre cozzano in maniera palese con il codice etico dell’azienda di Clemente Zard che, lo ricordiamo, deve essere rispettato da qualsiasi soggetto con cui Vivo ha un rapporto.

Vivo Concerti “si ispira ai principi della responsabilità sociale a tutela dei propri clienti, fornitori e terzi interessati e si impegna a realizzare e fornire servizi di qualità ed a competere sul mercato secondo principi di equa e libera concorrenza e trasparenza, mantenendo rapporti corretti con tutte le istituzioni pubbliche, governative ed amministrative, con la cittadinanza e con le imprese terze.” “Rapporti corretti con le istituzioni pubbliche, governative ed amministrative”: quelle stesse istituzioni stanno indagando su persone con cui Vivo avrebbe lavorato. Molte di loro sono in carcere. Emis Killa è accusato di associazione a delinquere. Fedez, per ora, coltiva solo una dubbia amicizia con Luca Lucci. A tutte queste domande Vivo, Clemente Zard e i pesi massimi della discografia musicale dovrebbero rispondere, o almeno prendere posizione. Non solo per noi, ma per i dipendenti che ci lavorano e per chi quel codice etico lo rispetta davvero.
