Il Nobel ad Anne Carson riapre il caso dell’editoria italiana: tra miopie, carriere costruite sulle proprie scoperte e grandi gruppi incapaci di riconoscere la letteratura, emerge il ruolo di Utopia, piccola casa editrice che ha saputo scommettere sui grandi nomi.
Riccardo Canaletti, il caporedattore, mi dice che no, Anne Carson è pubblicata anche da La nave di Teseo e da Crocetti. Sì, certo, ma La nave di Teseo ha pubblicato un libro e poi non l’ha più pubblicata, evidentemente perché non vendeva, perché Elisabetta Sgarbi non si è impegnata. Fatto sta che la migliore casa editrice di oggi è Utopia, nata solo nel 2020, ma che ha pubblicato non solo Anne Carson, bensì anche l’altra favorita, Can Xue.
Mentre a Mondadori abbiamo la Rossi, che era una mia (scarsa) correttrice di bozze, e dove c’era il Franchini pugilatore che, nel 2006, quando il mio Sicilian Comedi, fottuto a Neri Pozza a suon di soldi (50.000 euro di anticipi, anche se Giuseppe Russo era un coglione), non fu promosso per un cazzo, anche se David Leavitt ci fece due pagine sul New York Times. Perché il metodo di questi scalzacane di editor è promuovere le proprie scoperte: così fanno carriera, questi scarsissimi.
’editoria italiana è vergognosa, oggi più che mai. Il Nobel ad Anne Carson è la prova. Per il resto, Franchini, la Rossi, i capi della Feltrinelli e di SEM (scippata ai proprietari dalla comunista Feltrinelli) e di tutto il resto che hanno da dire? Il Rossi che ha fottuto il posto a Oreste Di Brizzi, insomma, tutti questi nuovi arrivati che pubblicate libri agattopardati o con la rugiada romantica sulla vostra testa di minchia, mi spiegate cosa ne sapete, voi, della Letteratura? Ode a Utopia. Per il resto, i grandi editori, checché ne dica, come si chiama, Piersilvia Berlusconi, avete rotto la minchia.