Venerdì 6 febbraio 2026 abbiamo assistito alla magnifica cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina. Magnifica si fa per dire, avremmo fatto meglio a tenere basse le aspettative. Mentre al povero Ghali viene a stento concesso un primo piano per via dell'unica grande colpa commessa: aver scelto di farsi promotore di pace durante un periodo storico particolarmente bellico, a Laura Pausini l'onore e la gloria di intonare le note dell'Inno di Mameli. Intonare era intonato, per carità, eppure le nostre orecchie hanno sofferto parecchio, seppur mai come il nostro onore italico! Se siete soliti cantare sotto la doccia, fate attenzione, perché Laura Pausini potrebbe sentirvi e decidere di trasformare la vostra intepretazione in una cover, per poi inserirla in un album di cover. È un loop da cui non si esce più: Laura “coverizza” tutto. Il fatto è che Laura pare avere una sorta di perversione per le cover, sembra come entrata “nel tunnel delle cover”, reinterpretare è una tentazione a cui proprio non resiste! Forse sarebbe il caso si chiamare la polizia delle cover. Ma quando è iniziato per lei questo calvario?
Tutto ha inizio un po' di anni fa, quando la cantante di Solarolo decide di approfondire la strada di interprete deliziandoci con rifacimenti delle più memorabili canzoni italiane. Siamo nel 2006 quando Laura si cimenta nel tentativo di realizzare un album composto interamente da cover. Il primo singolo è “Io canto”, celebre brano di Riccardo Cocciante, che dà anche il nome all'album omonimo della cantante. E fin lì tutto ok. Il rifacimento è apprezzabile e l'estensione di Laura nazionale fa sì che l'esperimento risulti ben riuscito, Cocciante approva, tutti siamo contenti e la cantiamo in macchina sgolandoci tra un insulto a un automobilista cafone e la tentazione di fare strike su un gruppo di ciclisti. Dallo stesso album viene poi rilasciato il secondo singolo, “Spaccacuore” un cult del cantautore Samuele Bersani; e qualcosa effettivamente si spacca, si crea infatti una prima piccola crepa perché lo stesso Bersani ha qualcosa da ridire: il cantautore romagnolo trova pregevole l'interpretazione della Pausini, ma ritiene l'arrangiamento “troppo barocco” e ci vede lungo perché da quell'album in poi Laura nazionale ci dimostra che è proprio lei ad essere volutamente e orgogliosamente barocca. Non è difficile accorgersi che alla solarolese piace esaggggerare! E se ascoltando i suoi singoli potevamo averne avuto sospetto, soffermandoci sulle cover non possiamo avere più dubbi. D'altronde Laura ci piace anche per questo, è una “che abbonda” un po' come la bionda MYSS KETA, solo che lei canta (e talvolta urla) a viso scoperto, spregiudicata come solo una donna del popolo sa essere!
Quell'album fu un discreto successo e, per la fortuna di Laura, nel 2006 forse eravamo tutti un po' meno critici e in pochi si sarebbero permessi di giudicare l'operato di una delle prime cantanti italiane ad ottenere il successo internazionale (chapeau). Ma oggi che i talent imperversano nei palinsesti, diciamolo, siamo tutti un po' giudici. Sarà per questo che il neonato sequel di “Io canto” (fantasiosamente intitolato “Io canto 2”) non ha avuto la stessa benevola accoglienza del suo successore. Se Bersani nel 2006 aveva fatto solo un piccolo appunto sull'arrangiamento del brano effettuato da Laura, un po' più risentito si è dimostrato Gianluca Grignani, che all'udire della cover di “La mia storia tra le dita” ha addirittura deciso di correre nelle sedi opportune per intraprendere un'azione legale contro la Pausini per via di un mancato accordo sulle modiche del testo apportate dalla cantante. Ci sembra di capire che no, non ha apprezzato l'omaggio. Con la polemica Pausini-Grignani ancora calda (che probabilmente si alimenterà sul palco dell'Ariston a breve), arriva il turno della cover di “Due vite (La dernière chanson)” di Marco Mengoni che viene eseguita dalla Pausini in collaborazione con il francese Julien Lieb. Seppur Mengoni si sia detto onorato dell'omaggio, lo stesso non si può dire dei suoi fan che hanno giudicato la versione del brano “troppo urlata”, per non parlare del videoclip di discutibile gusto estetico.
Questo album proprio non s'aveva da fare. È difficile recensire i singoli brani presenti all'interno, perché impossibile distinguere l'intenzione interpretativa di Laura tra un brano e l'altro. A provare a salvare tutto e dare un tocco di personalizzazione ci pensano i featuring: Achille Lauro e Annalisa. Il primo non avrà l'estensione della Pausini, ma una capacità interpretativa che lo rende riconoscibile; Annalisa dove la metti sta e bene. Gli altri brani presenti in “Io canto 2” non sono memorabili, anzi, speriamo di dimenticarceli presto e a Laura non rimane che sperare che nessun altro “omaggiato” decida di intraprendere azioni legali. Ma Laura Pausini sarà anche una delle co-conduttrici durante l'imminente Festival di Sanremo 2026, Carlo Conti l'ha scelta e a noi le conseguenze. L'aspetto positivo è che possiamo sperare di non addormentarci quando canterà lei che non ha esattamente le proprietà benefiche della melatonina, oppure potrebbe destarci dopo il soporifero intervento di Andrea Pucci: non tutti i mali vengono per nuocere. Di una cosa si può essere sicuri: sarà un'ottima conduttrice perché di certo la simpatia non le manca e quando non strilla Laura ci piace un kasino!
Ma veniamo a Milano-Cortina; a proposito di strilli, neanche in occasione della cerimonia d'apertura dei giochi olimpici presso lo stadio di San Siro sono mancate le polemiche. Nostalgia nei cuori di chi ricorda Arisa intonare lo stesso inno durante la chiusura dei Giochi Paralimpici di Pechino nel 2022 con l'innegabile delicatezza di una voce che si appoggia in punta di piedi sulle note de “Il Canto degli Italiani”; un'esperienza mistica per le nostre orecchie, una carezza sul cuore che ci aveva fatto dimenticare persino delle mascherine anti-Covid indossate dal pubblico presente durante la performance, ai tempi. Ricordi lontani che oggi fanno ancora più male se ripensiamo a Laura Pausini che, invece, ha deciso di cantarla innalzando i decibel della sua voce perché evidentemente voleva risvegliare lo stesso Mameli, che nel frattempo si vocifera si sia effettivamente risvegliato dall'oltretomba per porgere querela alla cantante. Si può dire che lo ha letteralmente fatto tornare in vita, seppur un po' incazzato. Se questo era l'obiettivo di Laura, ha fatto centro; se, invece, il suo intento era quello di onorare l'Inno di Mameli, forse qualcosa è andato storto e la pioggia di critiche provenienti dalla critica e dai social ne sono la conferma. Pare che in pochi abbiano sentito l'istinto patriota di appoggiare la mano destra sul petto, come di consueto accade all'udire dell'inno. In molti, invece, pare abbiamo mutato il televisore. Ma in fondo cosa ci aspettavamo? Ci siamo forse sorpresi? Laura Pausini è una simpatica caciarona capace di cantare qualunque brano come fosse una “Strani amori” qualunque; eppure, arrivati a questo punto, possiamo confermare che le sue storiche canzoni ci mancano un sacco! Laura, questo è un appello ufficiale: torna a cantare le tue canzoni, noi tutti ne siamo bisognosi. Anche “La solitudine” è un nostro inno e con molte probabilità sarebbe stata meno fuori contesto della performance di venerdì per la quale, invece, è il caso di citare il pupone: “Speravo de morì prima”.