Ha il fisico da maratoneta, la caparbietà di un fondista, l’occhio felino di chi sa mantenere una dose invidiabile di lucidità mentale anche sotto stress prolungato. Flavio Cobolli sembra essere destinato alle maratone a Flushing Meadows - New York - la città dove tutti vanno di corsa e dove ogni novembre si disputa la 42 km più partecipata al mondo. Quattro ore di battaglia al primo turno, nel derby tricolore contro Francesco Passaro, amico che ha giocato una partita tutt’altro che amichevole per il 23enne romano: sul tre pari del quinto set sul match regnava l’equilibrio perfetto, col tabellino che segnava ben 160 punti a testa. Poi Flavio ha assestato lo switch, un cambio di marcia favorito anche dallo storico di Passaro, sicuramente meno avvezzo del numero 26 al mondo a tenere la barra dritta negli incontri che davvero finiscono al meglio dei cinque set (Francesco si è messo in vetrina in questo primo turno degli Us Open dopo essere passato attraverso le qualificazioni, che però si disputano al meglio dei tre set). Ma non finisce qui.
Ieri sera, contro il beniamino di casa Jenson Broosbky (numero 92 al mondo), Cobolli ha strappato coi denti la ragnatela di un’altra partita infinita che stava per imbrigliarlo. Dopo quattro set e quattro ore di montagne russe degne di una sceneggiatura di Quentin Tarantino, il quinto e decisivo parziale è stato l’ultimate level. Sul 5-4 e servizio Flavio si è visto annullare due match point da un Brooksby che reiteratamente - nei momenti topici nel match - decideva di aprire il cassetto delle magie e pescare i prodotti più prelibati: passante di dritto incrociato dopo aver parato una lunga massiccia e manovrata azione offensiva di Flavio, seguito da risposta lungolinea in salto di rovescio che ha regalato al 24enne californiano il controbreak e la sensazione di essere vicino all’impresa. Jenson cinque minuti più tardi, quando Cobolli è andato a servire per portare l’incontro al super tre-break, si è infatti trovato a due punti dal terzo turno nello Slam di casa. In quel momento Flavio ha confermato l’esponenziale salto di qualità spiccato negli ultimi mesi che oggi lo rende uno dei principali candidati ad irrompere prepotentemente nella top 20 del tennis mondiale (è già ventesimo nella race) per poi parcheggiarvisi stabilmente. Ha tirato tra bordate spaventose di dritto che se fossero state spinte da un microscopico afflato di esitazione avrebbero portato Brooksby a match point. Poi due servizi intelligenti e potenti per rifiatare, costellati da un rovescio lungolinea pregevole per accedere al super tie-break, che Flavio ha affrontato da gladiatore nell’arena: un 10-3 di vincenti tirati con coraggio da ogni parte del campo, un 10-3 inflitto di forza ad un Brooksby che un attimo prima era in trance agonistica e un attimo dopo si è visto succhiare quell’energia extra da un orgoglio romano straripante.

La partita rimane attraente anche per elementi laterali alla stretta cronaca tennistica. L’abbraccio finale tra Flavio e Jenson profuma di sport nella sua accezione più pura: sincero, prolungato, denso di rispetto, con Brooksby che ha ripetutamente congedato l’avversario con un “Well played, great, great”. Per il ragazzo di Sacramento questo 2025 rappresenta una svolta, in senso lato. È tornato nel circuito dopo praticamente tre anni di stop: uno di squalifica per aver saltato alcuni controlli anti-doping, due per operazioni ad entrambi i polsi, ricadute alla spalla e restaurazione del team di lavoro. È tornato a giocare dopo aver svelato al mondo di essere affetto da autismo. “Fino ai 4 anni non riuscivo a parlare - ha raccontato recentemente ad AP News - questa è stata la conseguenza principale della mia malattia. Ho trascorso circa 40 ore a settimana con in terapisti per iniziare a parlare e dunque migliorare le mie relazioni con il mondo esterno e nelle relazioni sociali. L’autismo ha sicuramente reso il giocare a tennis un po’ più difficile rispetto ai miei colleghi e causato gesti molto plateali di insoddisfazione. Dall’altro lato però, l’autismo è stato anche una grande forza nei momenti di pressione in partita, consentendomi di concentrare la mia attenzione su due o tre dettagli specifici con notevoli risultati e per un lungo periodo di tempo”. Anche un’analista comportamentale, Michelle Wagner, ha parlato del caso di Jenson: “Parliamo di un caso molto grave, tuttavia Brooksby ha fatto enormi progressi in questi anni e ora si può inserire in una fascia molto lieve dello spettro. Un risultato insolito e dunque unico”. Il pubblico italo-statunitense assiepato sulle tribune circolari del court 17 - l’unico a Flushing situato sotto al livello del terreno - si è alzato in piedi e in maniera fragorosa ha accompagnato l’uscita dal campo di Jenson. Flavio, nell’intervista post match, ha quasi schivato una domanda su se stesso per tributare l’avversario: “È un bravissimo ragazzo, ha giocato in maniera incredibile, gli auguro il meglio per il futuro”.
Cobolli domani sera scenderà in campo contro Musetti nel terzo turno degli Us Open. Flavio e Lorenzo dovranno mettere da parte la loro amicizia (sono cresciuti assieme, hanno dormito assieme nelle trasferte più disparate del loro percorso tennistico giovanile, quest’anno a Indian Wells e Madrid hanno giocato assieme il doppio) per qualche ora, perché il match che li accomuna varrà tantissimo: gli ottavi e la seconda settimana a New York, punti preziosi in chiave Finals di Torino per il carrarino, un altro passo deciso verso la top twenty per il romano. L’ultimo precedente tra questi due ragazzi risale ad un torneo junior del 2018, tre set disputati nella cornice di Santa Croce sull’Arno: vinse Musetti. Chi vincerà domani, manco a farlo apposta, affronterà probabilmente Jannik Sinner, che al terzo turno deve ancora vedersela col tennis fantasioso ma precario di Denis Shapovalov. Il sorteggio di questi Us Open - che ha combinato dalla stessa parte del tabellone Sinner, Musetti, Cobolli e Passaro - non è stato dei più fortunati. È un eufemismo, perché solo Darderi è scampato a questa infornata fratricida di azzurri. Ma oggi Luciano, al terzo turno, dovrà fare i conti con Carlos Alcaraz, che ha appena eliminato Mattia Bellucci.